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VIBO VALENTIA - Provincia.
SCOPERTA LA TOMBA DI SAN LEOLUCA DI CORLEONE
LE SPOGLIE
GIACEVANO IN UNA GROTTA A SAN GREGORIO D'IPPONA
Trovate
le spoglie di San Leoluca
Scoperta in Calabria, a San Gregorio d’Ippona, la
tomba con le reliquie del monaco corleonese,
che è pure patrono di Vibo Valentia. I resti erano
in una grotta della chiesa di Santa Ruba. Le
analisi paleontologiche confermano l’identità.
Foto. La chiesa di Santa Ruba.
La notizia è quella di un grande evento. Nella chiesa di Santa Ruba, nel
comune di San Gregorio d’Ippona, un paesino a circa due chilometri da
Vibo Valentia, in Calabria, è stata ritrovata la tomba con le reliquie
dell’abate San Leone Luca di Corleone, patrono della città di Vibo
Valentia e di Corleone, morto oltre mille anni fa, all’età di 90-100
anni. Da qualche mese, l’eco della notizia era rimbalzata anche a
Corleone, anticipata dal quotidiano «Calabria Ora», con due articoli di
Salvatore Berlingieri. Ma ieri si è avuta la conferma ufficiale.
Nel corso di una conferenza stampa,
l’autore della scoperta, il direttore del museo di mineralogia e
petrografia di Nicotera, prof. Achille Solano, ha illustrato tutti i
dettagli della ricerca, che ha consentito la scoperta della tomba e
delle reliquie del Santo. Accanto a Solano, oltre ai suoi collaboratori
(la storica dell’arte Nicole Amato, l’architetto Patrizia Gaglianò e
l’artista Angela Iannello), c’erano anche sindaco di San Gregorio,
Pasquale Farfuglia, il parroco di Santa Ruba, don Gregorio Grande, e il
rappresentante della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, don Filippo
Ramondino.
«Tutto è partito da una ricerca sui
calcari nella zona del Monte Poro – ha detto il prof. Solano – Nel corso
della ricerca è stata segnalata la presenza di alcune grotte in località
Santa Ruba, dove è ubicata una antica chiesa bizantina.
Durante i lavori, abbiamo notato che
quella grotta presentava alcune caratteristiche interessanti, quali la
presenza di un altare e di un affresco.
A quel punto è partita la richiesta,
indirizzata alla Soprintendenza, di autorizzazione per riportare la
grotta alla stato naturale. Durante i lavori di scavo, sono venuti alla
luce prima alcuni reperti umani, poi una tomba dov’era sepolto un corpo
con lo sguardo rivolto ad oriente». «Abbiamo subito capito – ha
sottolineato Achille Solano – che ci trovavamo dinanzi ad una scoperta
eccezionale. Abbiamo subito capito che si trattava del sepolcro di una
persona importante, seppellita con tutti gli onori religiosi, nel posto
in cui aveva la sua cella».
Immediatamente, Solano e la sua equipe
hanno approfondito gli studi sulla vita dei santi di quella zona della
Calabria, arrivando alla vita di San Leone Luca da Corleone.
Dopo
accurate ricerche e studi di antichi documenti, il professor Solano ha
capito che si trovava dinanzi al sepolcro dell’abate originario di
Corleone. Ma, prima di dare l’annuncio ufficiale, sono state fatte delle
analisi scientifiche sui resti, che hanno confermato ulteriormente
l’ipotesi.
«Dalle analisi paleontologiche – ha
detto, infatti, Solano – è emerso che si tratta di una persona morta in
età avanzata, presumibilmente a 90 o 100 anni, vissuta
Foto. Le spoglie del Santo.
attorno all’anno Mille. Le ossa
evidenziano i segni di una vita di sofferenze e di continue
genuflessioni. A quel punto i dubbi iniziano a svanire e si è fatto
largo la certezza».
L’architetto Patrizia Gaglianò ha
ricostruito nei dettagli la grotta, composta da due ambienti: uno
adibito a luogo di sepoltura, l’altro invece ospitava la chiesa
rupestre. Un dettaglio non di poco conto, che coincide con il racconto
della sepoltura fatto dagli agiografi della vita di San Leone Luca. In
particolare, quello del Castani, dei padri bollandisti e di Maria
Stellaldoro.
La storica dell’arte Nicola Amato ha
ricostruito l’affresco, posto sulla parte superiore dell’altare che
copriva il sepolcro. Si tratta di una Madonna con il bambino, con al
centro la figura di un Cristo. Una decorazione del primissimo periodo
bizantino, che evidenziava l’importanza della persona sepolta in quel
luogo.
A dare una ulteriore conferma alla
scoperta è stato il rappresentante della diocesi, don Filippo Ramondino,
il quale ha affermato con certezza che quelle ritrovate sono le reliquie
di un santo.
Sia il rituale della sepoltura, che la
posizione della grotta a fianco alla chiesa, secondo don Ramondino,
coincidono con il racconto della sepoltura tramanda dagli agiografi
della vita di San Leone Luca. Anche per le autorità ecclesiastiche,
notoriamente prudenti dinanzi a questo tipo di scoperte, si tratta delle
reliquie di San Leone Luca da Corleone, patrono della città di Vibo
Valentia e di Corleone. (con la collaborazione di Salvatore Berlingieri).
Nel corso dei secoli è sempre stato vivo
il desiderio di ritrovare la tomba e il corpo di San Leoluca. Non a
caso, nel 1712 padre Lodovico da Sant’Agata, ministro dei Cappuccini di
Calabria, scrisse a fra’ Girolamo da Corleone, che viveva in fama di
santità e di veggente, chiedendogli di avere qualche «suggerimento» in
merito. Fra’ Girolamo rispose, ma con un inguaggio da profezia.
«Il desiderio della città di Monteleone
di venerare il corpo del glorioso San Leoluca è molto devoto e pio, e
meriterebbe che il Cielo condiscendesse ai suoi voti – scrisse il
cappuccino corleonese – ma poiché gli alti giudizi di Dio sono
imperscrutabili, devono restare contenti della divina disposizione, la
quale ha ordinato che il santo corpo deve essere ritrovato nel periodo
in cui la città sarà oppressa da grandissime tribolazioni, dovendo il
santo essere intercessore presso Dio per farla rifiorire a godimenti».
Dopo il ritrovamento di questi giorni,
sono in molti adesso a chiedersi se San Leoluca farà il «miracolo» di
far «rifiorire a godimenti» sia la terra di Calabria che la terra di
Sicilia. Se lo augura il sindaco di San Gregorio d’Ippona, Pasquale
Farfuglia, costretto a vivere sotto scorta per le minacce della
’ndrangheta. «Questo non è un momento facile», ha dichiarato nei giorni
scorsi a Nonoccio Anselmo «La ’ndrangheta ha rialzato la testa e non da
pace ai nostri paesi. Perfino il nostro palazzo di giustizia è finito
nel vortice dell’inquinamento mafioso ed un magistrato ed altri
operatori della giustizia sono finiti sotto inchiesta e trasferiti in
carcere… Se il corpo di un santo può aiutarci, ben venga».
Non è meno grave la situazione in Sicilia
e a Corleone, dove la «mafia silenziosa» del post- Provenzano continua
ad inquinare le istituzioni, l’economia e la società. Si racconta che,
il 27 maggio 1860, San Leoluca salvò Corleone dall’esercito borbonico,
che voleva metterla a ferro e a fuoco. E a Vibo Valentia si raccontano
tanti altri miracoli del santo corleonese. Il miracolo di San Leoluca
per il Terzo millennio potrebbe essere quello di liberare queste due
importanti regioni d’Italia dal flagello delle mafie.
«Abitante in terra ma cittadino del cielo»
La vita. Nato in una famiglia agiata di Corleone si trasferì a
Monteleone, poi divenne abate di un monastero
Ma
chi è San Leoluca abate, patrono sia di Corleone che di Vibo Valentia?
Egli nacque a Corleone, tra l’815 e
l’818, da una famiglia agiata, che al battesimo gli impose il nome di
Leone, assicurandogli una buona formazione civile e religiosa.
Rimasto orfano, avrebbe dovuto dedicarsi
alla gestione del patrimonio familiare, ma nella solitudine dei campi
sentì la chiamata del Signore, per cui decise di vendere tutti i suoi
averi, distribuendo il ricavato ai poveri del paese.
Una parte della Sicilia era stata già
conquistata dagli Arabi e i cristiani vivevano momenti di angoscia e di
grande incertezza. Leone decise, quindi, di lasciare la sua città, per
ritirarsi nel monastero di San Filippo d’Agira, in territorio di Enna,
dove rimase per un breve periodo. Poi si trasferì sui monti del Pollino,
dove si diede all’eremitaggio. Maturata la decisione di diventare
monaco, prima di vestire l’abito basiliano, si recò a Roma per visitare
le tombe di S. Pietro e S. Paolo.
Foto. Statua raffigurante San Leoluca.
Al ritorno, decise di terminare il suo
peregrinare nella zona mercuriense, in un luogo solitario, posto proprio
fuori le mura, nel monastero bizantino di Monte Mula retto dall’abate
Cristoforo. L’imminente arrivo del giovane, «abitante in terra, ma
cittadino del cielo, uomo ed angelo insieme», pare che fu
miracolosamente rivelato all’abate, che l’accolse con grande affetto.
Alla morte di Cristoforo, Leone, che come
nome di religione aveva scelto Luca, divenne nuovo abate del monastero.
nei pressi di Aghios Sostis (Cs). Si racconta che l’abate Luca condusse
una vita esemplare ed austera, fatta di umiltà e obbedienza, senza
smettere mai di pregare e digiunare. L’elevatezza del suo sentimento
religioso e la sua fama di santità si diffusero in tutta la regione,
tanto che, dopo la morte, fu proclamato santo per le sue eccelse virtù.
Per la verità, si era consolidata la convinzione che il corpo dell’abate
Luca fosse stato sepolto a Monteleone. Ma la scoperta del prof. Solano
adesso costringerà gli storici a riscrivere parte della sua biografia.
A Corleone non si seppe più nulla di
Leone.
Solo dopo la fine della dominazione
musulmana, quando, col rifiorire del cristianesimo in epoca normanna, la
città apprese che Leone Luca era morto in fama di santità verso il
915-918, in quella zona della Calabria dove aveva lungamente vissuto ed
operato. Allora, i corleonesi vollero conoscerne la biografia.
Nel 1575, quando la Sicilia fu devastata
dalla peste, i cittadini di Corleone invocarono la sua protezione e
furono risparmiati. In segno di gratitudine, vollero, allora, unire il
nome secolare a quello religioso, venerandolo come San Leoluca ed
eleggendolo a Patrono e Protettore della loro città. A Corleone, la fede
in San Leoluca per secoli ha unito l’intera comunità, senza distinzione
tra credenti e non credenti.
Monsignor Emanuele Catarinicchia, vescovo
emerito di Mazara del Vallo, che dal 1963 al 1978 fu decano di Corleone,
ha più volte raccontato che nelle case di tante famiglie contadine, al
capezzale trovava sempre, in uno strano accostamento, sia la foto del
«santo laico» Bernardino Verro, che l’immagine sacra di San Leoluca.
Stefano
Carbone
Nome: Carmelina Aragona
Date: 14-apr-2010
Time: 09.51.37
CommentoComplimenti al Dott. Stefano Carbone, ha contribuito a scrivere un'altra pagina di storia del nostro paese.
Nome: Giovanni Rimola
Date: 15-apr-2010
Time: 13.18.29
CommentoUn grazie di cuore per le notizie che ci offri e per la passione e l'interesse che mostri per la storia della nostra comunità!
P.S. Vivissimi auguri per l'uscita della tua pubblicazione sulla Sibaritide Protostorica!
GR
Nome: Iris
Date: 15-apr-2010
Time: 18.01.46
CommentoCongratulazioni per le notizie che riguardano la storia del nostro paese ed ancora complimenti per l'uscita della tua pubblicazione sulla Sibaritide Protostorica. In anteprima ho visto la copertina, è davvero bella. Il team dell'EDIMARTUS è in gamba.......................
Nome: JERRY
Date: 29-apr-2010
Time: 20.33.05
CommentoBravo, davvero bravo, a Stefano Carbone.E' grande il suo interessamento per le scoperte segnalate che riguardano anche il nostro paese.Mi rendo conto che c'è gente preparata che pubblica argomenti degni di ammirazione. Complimenti al signor Stefano per le notizie su alcune cose da me ignorate.
Nome: Giuseppe puccio
Date: 07-mag-2010
Time: 20.53.24
Commentoa quando risale la scoperta della tomba del Nostro Patrono San Leoluca?
Giuseppe da Corleone
Nome: Stefano Carbone
Date: 10-mag-2010
Time: 16.11.58
CommentoLa scoperta è avvenuta già mesi fa.
La conferma definitiva che si tratta della tomba di San Leon-Luca è di poche settimane.
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