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"LE BUGIE
HANNO LE GAMBE CORTE"
PINOCCHIO DA SAN SOSTI
LA VEXATA
QUAESTIO DEL MUSEO SAN SOZONTE
Avrei
preferito non scrivere, almeno in questo primo numero del Martus
Journal, avrei preferito lasciare spazio ad altri, a tutti coloro che
vogliono esprimere liberamente la propria opinione, e sono in tanti, su
argomentazioni diverse, non necessariamente politiche.
Di fronte
ad attacchi violenti, minacciosi, pretestuosi e mendaci il sottoscritto
non può tacere. È necessario fare chiarezza su molte vicende che mi sono
state attribuite da persone senza scrupoli. Bisogna precisare molte
situazioni e soprattutto bisogna ricordare a chi ha la mente corta, in
che modo hanno avuto luogo tutte le iniziative culturali che portarono a
San Sosti lustro e occupazione.
Foto. Pinocchio
Il Sig.
Oliva forse non è a conoscenza del fatto che la prima volta che
l’Università della Calabria venne nel nostro paese fu grazie al
sottoscritto ed a Giovanni Martucci, allora studenti e collaboratori
presso il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Ateneo
cosentino; fino ad allora San Sosti era un minuscolo punto, sconosciuto,
sulla carta geografica, figuriamoci se potesse destare interessi nel
mondo accademico. Da quel momento, la presenza dell’Università è stata
costante, ben quattro campagne di scavo archeologico sono state condotte
sul territorio di San Sosti, alle quali abbiamo partecipato a titolo
gratuito, con grandi sacrifici, come studenti di archeologia.
Se non
vado errato il primo scavo ai Casalini, se così possiamo chiamarlo, fu
condotto nel 1993 da una cooperativa di dubbia moralità, quando il Sig.
Oliva era nella prima amministrazione Sirimarco.
Di questa
Cooperativa faceva parte, guarda caso, l’attuale presidente della Onlus
con sede a Cosenza, la stessa Onlus cui il Sig. Oliva, su indicazione
del suo nuovo consigliere personale, voleva dare l’incarico per gestire
il museo. Anticipo subito che il suo nuovo consigliere è la stessa
persona che ha diversi debiti insoluti con il Comune.
Per lo
scavo dei Casalini del 1993 furono spese diverse decine di milioni di
vecchie lire (…?), i risultati? Nessuna pubblicazione di scavo; nessun
catalogo dei materiali rinvenuti, non esiste nessuna documentazione di
scavo, alla stessa stregua degli scavi clandestini. I reperti di quella
campagna giacciono nei magazzini della Soprintendenza, alcuni sono stati
catalogati in occasione della mostra archeologica del 2008, di cui
parlerò più avanti.
Dopo 17
anni il sig. Oliva riscopre il suo amore per l’archeologia a tal punto
da recarsi a Reggio per chiedere l’autorizzazione di una nuova mostra,
di cui sarei immensamente felice, visto che conosco uno per uno le
centinaia di reperti provenienti da San Sosti. Il punto è che l’ex vice
sindaco Oliva si è fatto accompagnare da chi, per cinque anni di
opposizione, ha additato in ogni consiglio municipale perchè fortemente
indebitato con il Comune per canoni insoluti, “protetto dagli
amministratori”, a sentir lui; alla faccia della coerenza! La mia
riflessione spontanea sulla vicenda è la mala fede del Sig. Oliva che è
alla base di questa scelta, questo è il punto altro che chiacchiere!
Ma come?
Affidare la gestione ad una società forestiera dietro indicazioni di chi
è indebitato con il comune e che ha gestito per 10 anni una struttura
comunale conducendola al fallimento?
Per
concludere su questa spiacevole vicenda voglio porre al Sig. Oliva pochi
quesiti facili, facili ai quali deve rispondere, non solo al
sottoscritto, ma all’intera popolazione:
- Con chi
è andato alla Soprintendenza dei Beni Archeologici di Reggio Calabria?
- Quali
erano le ragioni istituzionali e perché si è portato quella persona (che
chiameremo “chi”)?
- Non è
forse a conoscenza del fatto che “chi” ha una oggettiva, conclamata
situazione personale di totale incompatibilità per andare di nuovo a
gestire beni comunali?
- Ha
forse dimenticato gli attacchi fatti all’amministrazione Bruno dalla
minoranza di cui era capogruppo, proprio a causa della posizione di
“chi”?
- Avrà
per caso suggerito anche a “chi” di trovarsi un prestanome?
- Come ha
conosciuto la società cosentina? gli è stata forse suggerita proprio
da “chi”, che come ci risulta la conosceva, per aggirare il problema
della sua reale incompatibilità?
- La
relazione approvata con delibera di giunta, è stata redatta da “chi”,
ora, il Sig. Oliva deve spiegare quali competenze tecniche ha questa
persona in materia di archeologia o forse è convinto che abbia qualche
titolo in più oltre alla licenza liceale?
Per
quanto riguarda il Museo San Sozonte, voglio ricordare che è stato
progettato e realizzato nel corso delle ultime tre amministrazioni ed
inaugurato con successo durante l’ultima legislatura Bruno, l’otto
agosto 2008.
La mostra
dei reperti provenienti dal territorio di San Sosti, rinvenuti durante
gli scavi e nel corso di ricognizioni di superficie, ha avuto un grande
successo di pubblico, oltre 1000 presenze in soli otto mesi, un bel
risultato per un paesino come San Sosti! Alla cerimonia di apertura
erano presenti tutte le autorità politiche e del settore specifico
nonché una folla, quasi inaspettata di visitatori.
L’evento
è stato ripreso e trasmesso nei TG Regionali di Rai Tre.
Come può
notare il Sig. Oliva, il museo a San Sosti esisteva eccome ed era una
realtà, un fiore all’occhiello per il nostro paese.
Era il
frutto di anni di ricerche, di ricognizioni sull’intero territorio della
Sibaritide, di grandi sacrifici, non ultimo, il catalogo dei reperti
esposti nelle vetrine è stato allestito a spese proprie, vale a dire,
che tutte le mattine per oltre tre mesi, il sottoscritto insieme agli
altri tre ragazzi, si recava a Sibari per lavorare, “ gratis”, sulla
redazione del suddetto catalogo, anticipando i soldi della benzina della
macchina ognuno di tasca propria.
Sulla
questione dell’affidamento del Museo San Sozonte l’ex vice sindaco crede
di essere scaltro e strumentalizzarla a proprio piacimento; intanto mi
corre l’obbligo morale di chiarire subito che l’Amministrazione Bruno
diede l’affidamento all’Impresa di Angelo Martucci, Consulenze Tecniche
in Archeologia con la delibera del 21.05.2009 N° 29.
Giunta
ormai alla fine del mandato politico, la vecchia amministrazione non ha
avuto il tempo materiale per formalizzare il contratto di affidamento,
che poi è stato formalizzato dall’amministrazione Sirimarco con firma
Oliva Vincenzo.
“E qui
casca l’asino”: al momento della stipula del contratto mi è stato detto
a chiare note che quella era la prima e l’ultima volta, il sottoscritto
è stato trattato come chi ha mendicato quel famoso contratto. Il Sig.
Oliva, cupo nell’animo com’è, meditava vendetta poiché sapeva che il
finanziamento è stato concesso dal Parco Nazionale del Pollino
all’Amministrazione di Vincenzo Bruno e ci lavoravano avversari
politici, che lui, nella sua immensa “saggezza” recepisce invece come
nemici personali.
Per
quanto riguarda la vicenda del sequestro dei reperti, questa brutta
vicenda si è verificata perché non è stato richiesto il nulla osta per
il rinnovo della mostra. Pinocchio dovrebbe sapere che l’Assessore alla
Cultura era il Sig. Mario De Simone, chieda a lui perché non è stata
fatta la richiesta del rinnovo. Il sottoscritto quasi ha rischiato di
finire nei guai a causa di una negligenza (voglio credere questo) del
Sig. De Simone. Forse non è esatto parlare di negligenze del Sig. de
Simone, bensì di meditazione in accordo con quel soggetto che abbiamo
appellato “chi”. Questa è stata l’amministrazione Sirimarco, complotti,
promesse fasulle, minacce, ritorsioni ed ogni sorta di angherie.
“Le
bugie hanno le gambe corte” il Pinocchio sansostese, che di bugie ne
capisce, questo lo sa bene; in riferimento alla proposta pretestuosa di
affidare la gestione ad una persona diversa dal sottoscritto, il Sig.
Oliva sapeva bene che due dei ragazzi non posiedono i requisiti per un
eventuale affidamento; riguardo a Giovanni, la cosa si fa più
interessante: “come?! Mi ha licenziato perché schierato con De Marco!
Figuriamoci stipulare un contratto con un candidato della lista
avversaria!”. Non mi faccia ridere! Nell’ultima lettera, ha affermato
che se la lista de Marco avesse vinto le elezioni Giovanni sarebbe stato
incompatibile perché impiegato in una struttura del Comune. Due sono le
ipotesi: il Sig. Oliva è uno sprovveduto, e non mi sembra il suo caso,
oppure ha detto un’altra delle sue furbesche fesserie; l’incompatibilità
è fuori discussione perché Giovanni non era l’affidatario.
Ritorniamo alla “vexata quaestio”, avendo constatato quanto appena
detto, che tra l’altro, era solo l’ennesima presa in giro, si era giunti
alla conclusione di affidare il Museo a Stefano Carbone, laureato in
Conservazione dei Beni Culturali, al quale è stato dato l’incarico con
giusta delibera di giunta del 03.7.2008 N° 39 per l’avviamento del
Museo, dall’amministrazione Bruno. Premesso che Stefano è un mio amico
fraterno da lunghissima data, il Sig. Oliva vorrebbe “darmi a bere” che
avrebbe affidato la gestione ad una persona forestiera che neanche
conosce?
Tutto
quanto premesso, la questione non si è posta, poiché i ragazzi, Stefano
compreso, non hanno nemmeno preso in considerazione tale eventualità per
due ordini di motivo, uno, perché sanno bene che era l’ennesima presa in
giro, due, per una questione ancora più semplice: la lealtà, virtù
sconosciuta a al Sig. Oliva, poiché non si sarebbe neanche dovuto porre
il quesito se togliere ad un “delinquente”, perché è così che ha tentato
di farmi passare, la gestione del Museo.
Il
nocciolo della questione è ben diverso: in realtà, la vicenda del Museo
è uguale a quella della raccolta differenziata, promessa da questi
signori ad almeno 20 persone diverse; prova ne è che ad oggi il comune
non ha ancora inviato il rendiconto del 2009 al Parco, di conseguenza
non è stata trasferita la seconda annualità, che rischia di perdersi, al
Comune.
Per
concludere, alla domanda dell’ex vice sindaco “avremo mai un museo
reale?”
“Con
quali soldi?” Rispondo io, “quelli che hai fatto perdere tu?”
Angelo
Martucci
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