NEUROARCHEOLOGIA. SCAVARE NEI TESSUTI NERVOSI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nonostante i molti progressi nell'attività di ricerca nelle neuroscienze cognitive -in particolare negli ultimi dieci anni- , all'interno dell'archeologia vi è stata scarsa consapevolezza delle possibilità che la ricerca neurocelebrale può offrire. Anche se gli archeologi, per professionalità diametralmente opposta, non scavano nel “tessuto neurale”, è compito delle neuroscienze ricordare che lo sviluppo di neuroimaging funzionale ha permesso e permetterà l'indagine di una nuova serie di questioni riguardanti, per esempio, il sé e il corpo, l'intelligenza sociale e l'interazione, l'estetica, la religione e l'economia delle persone che ci hanno preceduto. Queste sono i punti che sollevano una serie di problemi archeologici e antropologici e quindi richiedono la nostra attenzione e la valutazione critica.

I tempi sembrano maturi: si inizia a parlare di NEUROARCHEOLOGIA.

L'obiettivo di questo intervento è quello di stimolare una prima e generica riflessione sulle indicazioni delle neuroscienze e le loro possibili implicazioni nell'archeologia. Come possono essere utilizzate le nuove scoperte di neuroimaging (rmfI, Tc) nel contesto di archeologia cognitiva e studi di cultura materiale? Come può l'esperienza archeologica usufruire di una scannerizzazione del cervello (MRI)? Quali possono essere le potenzialità analitiche di neuroimaging come metodo in archeologia? Ci può essere una neuroscienze della cultura materiale?

 

E 'ormai risaputo che la struttura, i 'collegamenti' del cervello mutano durante i primi anni di sviluppo di ogni persona attraverso l'esperienza sociale di azione, la parola e le attività di impegno materiale. Il campo delle neuroscienze è l'area in cui alcuni di questi “processi connettivi” devono essere esplorati, a "ritroso nel tempo", e ciò può essere realizzato se accettiamo che (in un senso generale e approssimativo) il genotipo può essere considerato come un dato di fatto, con poche variazioni rispetto a quelle 60.000 anni fa (parliamo di strutture neuroanatomiche/neurofisiologiche). 

Sembra fantascienza, ma è una realtà talmente vicina a noi che quasi (o già) si tocca con mano.

 

Archeologia, biologia, psicologia e neuroscienze, per la prima volta tutte insieme, cercano di individuare ed interpretare una fisiologia nascosta del sistema nervoso che potrebbe svelare qual è la vera interfaccia tra individuo e società, il PERCHE' NEUROLOGICO di scelte avvenute durante la storia, IL PERCHE' NEUROLOGICO dell'esigenza di trasformazione linguistica, IL PERCHE' NEUROLOGICO della volontà di creare immagini o idoli sacri (tramite confronto tra crani di diverse epoche).

 

Invito tutti i lettori a leggere anche di NEUROPOLITICA, NEURORELIGIONE e NEUROSOCIETA' (per quest'ultimo argomento, si terrà un convegno nella facoltà di Psicologia 1 "Università Sapienza di Roma" .via dei Sardi, 78. giorno 15/III/2010, h.9.00 -Esclusivamente su prenotazione, ingresso gratuito- )

Posso fornire materiale e slides con immagini, in lingua inglese.

 

Giovanni Rimola

 

 


Nome: Stefano Carbone
Date: 20-feb-2010
Time: 01.33.07

Commento

Vivissimi complimenti all'autore dell'articolo, un'esposizione veramente magistrale. Argomento interessantissimo. La nuova archeologia non si basa quasi più sulla mera ricerca dell'oggetto antico, bensì sulla ricostruzione del contesto, storico, politico, sociale e psichico delle antiche civiltà del passato. A tal proposito sto seguendo proprio in questi giorni una serie di seminari sulla Storia della Chiesa e dei Movimenti Ereticali. Un'intero seminario è stato dedicato proprio al perchè neurologico ed alla necessità dell'uomo di crearsi certe immagini sacre che scaturì nel 717 d.C. nell'iconoclastìa Isaurica, intesa psicologicamente come la lotta, non tanto alle immagini considerate come ogetti di culto, bensì a tutto quello che psicologicamente rappresentavano e rappresentano.


Nome: Giovanni Rimola
Date: 20-feb-2010
Time: 09.55.28

Commento

Ti ringrazio per i complimenti, caro Stefano. Osservo da tempo e leggo in religioso silenzio i tuoi interessantissimi commenti (anche se limitato da studi completamente opposti), e trovare un punto d'incontro con Voi non può farmi altro che piacere. Bel seminario! Nello studio di pazienti con lesioni al cervello, è stato messo alla luce, ad esempio, un "nesso di causalità" fra i lobi parietali del cervello e l'umana propensione al trascendente: il "self - transcendence", un tratto di personalità generalmente utilizzato quale indicatore del grado di predisposizione spirituale e religiosa, definibile anche come "tendenza a proiettare il sé in dimensioni mentali che trascendono le contingenze percettive e motorie (Paloutzian e Park, 2005)".I risultati del nuovo studio sono stati ottenuti attraverso tecniche avanzate di mappatura delle lesioni cerebrali presenti in soggetti prima e dopo interventi neurochirurgici finalizzati all'asportazione di tumori (gliomi, meningiomi). Teschi che circa 12.000 anni fa appartenevano a personalità importanti che dirigevano intere regioni o comunità (ricordo crani perforati da rudimentali operazioni chirurgiche anti-epilessia), a livello post-parietale presentavano la SINDROME COMIZIALE, o MISTICA e trascinavano dietro di sè la psiche collettiva, modificandola e plasticizzandola. Si potrebbe anche organizzare un convegno sugli argomenti! Un abbraccio, GR.


Nome: Amedeo
Date: 21-feb-2010
Time: 01.05.25

Commento

Discorsi troppo complicati per i comuni mortali. Scusate l'ignoranza. Almeno qui si scrive e si commenta a livelli veramente alti. Che dire...complimenti!


Nome: Giovanni Rimola
Date: 21-feb-2010
Time: 09.56.54

Commento

Caro Amedeo, ti ringrazio di cuore. La base dell'articolo è scientifica, ma se hai una tua curiosità o desideri qualunque chiarimento, puoi chiedere in qualunque momento e ti risponderemo/risponderò volentieri. Mi rivolgo a te, ma è inoltrato per tutti i lettori: non esitare nel porre domande, anche se sembrano banali o semplici. Da lì parte la crescita socio-culturale, lo scambio di idee e la crescita personale. Tutti hanno il diritto di sapere, tutti hanno il diritto di imparare. Io in prima persona sono pronto ad imparare dai vostri articoli, e non vedo l'ora di porre domande banali e semplici. Un abbraccio affettuoso, GR


Nome: Lena
Date: 28-feb-2010
Time: 00.04.25

Commento

Seguo con interesse gli scritti di Giovanni. Penso che San Sosti abbia bisogno di persone come lui, sempre che abbia intenzione di farvi ritorno, poichè, se le migliori opportunità intellettuali abbandonano la nostra terra quali prospettive per il futuro?


Nome: Fiore Francesco
Date: 28-feb-2010
Time: 10.48.44

Commento

Quali differenze sono state riscontrate nei cervelli di quell'epoca rispetto a quelli attuali? Da un punto di vista clinico come si è arrivati a questa conclusione?


Nome: Fiore Francesco
Date: 28-feb-2010
Time: 10.49.36

Commento

Quali differenze sono state riscontrate nei cervelli di quell'epoca rispetto a quelli attuali? Da un punto di vista clinico come si è arrivati a questa conclusione?


Nome: Fiore Francesco
Date: 28-feb-2010
Time: 10.49.43

Commento

Quali differenze sono state riscontrate nei cervelli di quell'epoca rispetto a quelli attuali? Da un punto di vista clinico come si è arrivati a questa conclusione?


Nome: Giovanni Rimola
Date: 28-feb-2010
Time: 10.56.53

Commento

Cara Lena, sei fin troppo buona, ti ringrazio infinitamente! Non riesco a capire (non riporti,ahimè,il cognome) se hai origini sansostesi o meno, o se hai origine calabrese. La nostra Calabria resterà sempre la più bella regione d'Italia (vedi articolo di Stefano Carbone, dove lo stesso crea la forte analogia "Sibaritide-California"), ma purtroppo è fortemente limitata da modalità gestionali pessime, tristemente radicate nelle politiche, sia a livello microscopico (i comuni piccoli), sia a livello macroscopico. Tutti sognano di tornare nel proprio paesino! Chi non ama le sue origini? Penso, nessuno. Anche la mia professione me lo permetterebbe, come possibile libero professionista o assunto in ASL, ma le opportunità che si hanno qui difficilmente mi sarebbero offerte giù. Ci si penserà in un futuro non molto prossimo. La ricerca qui è fresca (non "ghiacciata" come quella americana, ma ci accontentiamo!)... e questo mi permette di studiare ed ottenere notizie come questa con tempi NOTEVOLMENTE RIDOTTI, e prontamente inoltrarle a tutte le persone che ne vogliono far uso, stimolando in tutti una nuova riflessione intellettiva. Resto sempre dell'idea che il "knowledge sharing" (la condivisione del sapere), sia la base per la crescita intellettiva e sociale di un luogo. Ti saluto, Lena. GR


Nome: Giovanni Rimola
Date: 28-feb-2010
Time: 11.23.14

Commento

Rispondo al caro Francesco Fiore. La domanda che hai posto è davvero intelligente e semplice nello stesso momento. La spiegazione, però, va ben oltre le poche righe di un commento, ma cercherò di risponderti in breve. Andiamo per punti! 1- CHI CI MODIFICA? Le popolazioni vengono modificate a livello celebrale da soggetti "LEADER". Nella storia, abbiamo incontrato sempre sciamani, guru, imperatori, druidi, tiranni, che avrebbero persino modificato il nostro modus essendi attuale tramite genetiche alterate a livello dei cromosomi(ma quest'ultimo passaggio è ancora ipotetico, ancora non è stato comprovato da studi in serie su campioni elevati, e anche se si pensa che sia la giusta via, non possiamo ancora attribuirgli un valore scientifico); 2- COME CI SI MODIFICA? I "neuroni specchio", scoperti in Italia circa 10 anni fa, sono una classe di neuroni che si attivano selettivamente sia quando si compie un'azione sia quando LA SI OSSERVA MENTRE E' COMPIUTA DA ALTRI (in particolare da conspecifici). I neuroni dell'osservatore "rispecchiano" quindi ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se fosse l'osservatore stesso a compiere l'azione. QUESTI NEURONI RIPLASTICIZZANO IL CERVELLO, lo modificano. 3- COSA SI MODIFICA? l'immagine di Hitler o della Shoah, per portare esempi più semplici, interessanti e recenti, se viene mostrata in situazioni sperimentali di laboratorio a soggetti equilibrati, porta ad una attivazione dell'AMIGDALA, un'area del cervello (grossolanamente situata nel centro, per intenderci - http://www.mediazone.info/site/_images/amigdala.gif - copiate ed incollate il link per vederla -) deputata all'analisi della paura e del terrore, in generale al fenomeno denominato "fight or flight", "attacco o fuga". Personalità o eventi rilevanti attivano maggiormente determinate aree, e la loro attivazione, nel tempo, PRODUCE MODIFICAZIONI. In sintesi, l'AMBIENTE("circostanze, oggetti o condizioni dalle quali l'uomo è circondato") MODIFICA L'UOMO. Più che risponderti sulle differenze, che sono centinaia di migliaia e non sarebbero state comprese dai più, mi premeva spiegare per sommi capi e grossolanamente il processo di plasticizzazione celebrale e le sue conseguenze nello sviluppo di tipo darwiniano del cervello. Un abbraccio fraterno, GR


Nome: Lena
Date: 01-mar-2010
Time: 01.46.08

Commento

Caro Giovanni, sono di San Sosti, ho letto l'articolo di Stefano Carbone e sono rimasta molto colpita dal paragone, siccome frequento quei posti d'estate ho molto riflettuto e concordo pienamente con Stefano. Perchè ciò avvenga c'è bisogno di gente mentalmente libera e lungimirante. Utopia? Un altro grave problema che attanaglia la nostra terra, è la fuga di cervelli, i migliori, purtroppo vanno via a cercare "opportunità", così facendo è una resa, è una consegna delle armi ai furbi di prima Repubblica. Con questo non mi permetto minimamente di biasimare la scelta di chi va via, è solo un'amara constatazione della realtà.


Nome: Giovanni Rimola
Date: 06-mar-2010
Time: 10.40.12

Commento

Spero solo che tu esca dall'anonimato, e che a Pasqua si possa stare insieme e discutere di quanto citato nell'articolo, spiegandoti tutti i minimi particolari ed i nuovi risvolti. Mente brillante, con capacità di scrittura elegante e pregna di significato: sei bruciata dall'ombra anonima! Il confronto è stupendo se sai a chi ti rivolgi, non mi entusiasma più di tanto parlare "in void". Spero in un'inversione di marcia globale. Un abbraccio, e grazie ancora per i complimenti, GR

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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