ISOLA CAPO RIZZUTO (KR).

QUEL RACCOLTO CHE "PROFUMA" DI LEGALITA'

I 136 ETTARI CHE COSTITUISCONO LA PROPRIETA' CONFISCATA SARANNO PRESTO GESTITI DA UNA COOPERATIVA

 

 

 

 

 

 

 

 

Arrivando, il campo dei finocchi che profumano di legalità fa pensare più a un quadro di Monet che alla ‘ndrangheta. Ma gli stessi papaveri che punteggiano il verde tenero ed i molti ciuffi di camomilla dicono che quel campo è stato coltivato alla bell’e meglio, per la prima volta, dopo essere stato confiscato alla cosca degli Arena.
Era davvero peccato perdere un raccolto a Vermica, luogo d’una bellezza struggente, balza ventosa affacciata sullo Jonio.
Ecco la festa di oggi: l’hanno organizzata l’associazione “Libera”, con i sindacati Cgil, Cisl ed Uil, il Comune di Isola Capo Rizzuto e l’Amministrazione provinciale. Ma l’hanno voluta le associazioni, che, col sostegno della Prefettura e del Comune hanno preso in mano quei cinque ettari di terra confiscati alla ndrangheta per farli diventare un’occasione di legalità e lavoro pulito.
Non è roba che si trova dietro l’angolo, da queste parti. Perciò questi finocchi, strappati dalle zolle stamattina, viaggeranno per l’Italia: saranno distribuiti a Roma durante il concerto del Primo maggio organizzato da Cgil, Cisl ed Uil in Piazza San Giovanni, ed anche a Rosarno, dove i tre sindacati confederali, per una volta insieme, celebreranno la Festa dei lavoratori.
Mentre centinaia di giovani appartenenti a decine di associazioni di volontariato procedono nella raccolta dei finocchi, arrivano le auto blu delle autorità.
«È il primo passo – commenta il prefetto Vincenzo Panico – ce ne sono altri da fare, cominciando dalla costituzione della cooperativa che coltiverà tutti e cento gli ettari confiscati qui a Isola Capo Rizzuto». «Lo Stato darà fiducia – assicura il prefetto Panico – ma i cittadini devono avere la consapevolezza che è vincente questa strategia. La legalità conviene».
C’è il questore Giuseppe Gammino ed accanto a lui il comandante provinciale dei carabinieri col. Francesco Iacono, il comandnante provinciale della Guardia di finanza col. Teodosio Marmo, il comandante provinciale del Corpo forestale dello Stato ing. Domenico Archinà. C’è il presidente del Consiglio provinciale Benedetto Proto e poi il parroco di Isola Capo Rizzuto don Edoardio Scordio col governatore della Misericordia Leonardo Sacco.
A guardare bene fra quelli che riempiono le cassette di freschissimi, odorosi finocchi, c’è qualcuno che bisogna segnalare. Quella coppia all’opera fra tanti è composta da Giovanni e Francesca Gabriele: i genitori del piccolo Domenico di 11 anni, ucciso l’estate scorsa a Crotone su un campo di calcetto, durante l’imboscata mafiosa ad un uomo di 35 anni, freddato a colpi di lupara (il bambino spirò dopo tre mesi di agonia).
Quella signora dai capelli grigi, che ha accanto a sè una ragazza in jeans, è la moglie di Lollò Cartisano, il fotografo di Bovalino sequestrato e ucciso dalla ‘ndrangheta 17 anni fa. Mimma e Debora Cartisano, sua figlia, sono qui, come a tutte le iniziative di “Libera”.
Ma ecco i protagonisti di questa giornata che segna l’inizio di un percorso impegnativo quanto entusiasmante. Don Luigi Ciotti, presidente di “Libera”, confida: «Abbiamo trovato un sindaco meraviglioso, e poi la prefettura, le forze di polizia, ma soprattutto le associazioni del posto. I calabresi sono gente meravigliosa, che si fa onore nel modo».
«Mio padre – racconta Don Ciotti – faceva il muratore: da giovane venne a lavorare a Pizzo. Mi ha sempre parlato della generosità dei calabresi». Il presidente di “Libera” ammonisce: «Le mafie non moriranno mai se non cambia il modo di fare politica: essa deve investire nel lavoro, nella cultura. Ma nulla cambierà se non cambieremo noi».
Il sindaco Carla Girasole precisa: «Non sono sola. Ho chiamato in questo percorso tutte le associazioni» E annuncia: «Nascerà una nuova cooperativa sociale per gestire i 136 ettari di terreno confiscati alla mafia. Il Comune ha anche una ventina fra palazzine e appartamenti confiscati. In parte sono gestiti da associazioni, per altri abbiamo già i progetti».
L’arcivescovo Domenico Graziani impartisce la benedizione al campo. Poi osserva: «È un momento storico. Segno di un coinvolgimento sociale. Questo momento è propedeutico perchè sorga una iniziativa nuova: con coinvolgimento, partecipazione, creatività. Basta con le deleghe deresponsabilizzanti!». 

 

Stefano Carbone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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