I "VECCHIETTI" SANSOSTESI

 

 

 

 

“Ne hanno viste e sentite di tutti i colori” e sono ancora al loro posto: i due alberi di ulivo con la loro veneranda età di 700 anni.

Sono trascorsi sette secoli da quando un nostro antenato ha messo nella terra due pianticelle e le ha accudite perchè producessero frutto, il pregiato olio. A quel tempo, per una famiglia di contadini, le cose più preziose non erano oro e gioielli, ma i frutti della terra, del loro duro lavoro poiché dovevano assicurare il sostentamento per la sopravvivenza della propria famiglia. 

 

I due “vecchietti” verdeggiano ancora in località Castelluccia, a brevissima distanza dal Castello della Rocca, dove un tempo si estendeva l’antico abitato di Aghios Sostis, il cui punto di massima difesa era proprio il castrum i cui ruderi si conservano ancora sulla piattaforma rocciosa a strapiombo sulla strada che conduce al Santuario della Madonna del Pettoruto.

 

 

 

 

 

È proprio il caso di dire che “ne hanno viste di tutti i colori”: sono sopravvissuti al grande incendio del 1798 che bruciò l’intero massiccio della Mula, descritto in un rapporto dall’ufficiale francese F. Lenormant.

 

Se avessero il dono della parola, i due “vecchietti” ci potrebbero raccontare com’era il Castello della Rocca sette secoli fa, chi vi risiedeva…

Sono ormai due monumenti della Natura e come tali vanno rispettati e tutelati, non tanto con leggi specifiche, ma con il buon senso e con la sensibilità verso gli altri, soprattutto verso i più indifesi, doti che contraddistinguono il popolo calabrese. 


 

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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